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Un piccolo gesto crudele

un_piccolo_gesto_crudeleElisabeth George è la versione “in giallo” e al femminile di Ken Follett: tomi dalle 500 alle 700 pagine che si leggono d’un fiato, trama avvincente, plot solido, personaggi a cui si vuole bene facilmente.

E’ una garanzia di tranquillità emotiva perchè la George scrive dei bei gialli vecchio stile.

Da sempre i personaggi principali dei suoi libri sono gli stessi, tra cui spiccano l’ispettore Thomas Lynley, nobile, ricco, molto bello e bravissimo nel suo lavoro e il sergente Barbara Havers, incontenibile, bruttina, malvestita, refrattaria alle gerarchie.

In “Un piccolo gesto crudele” sarà il sergente Barbara Havers ad avere un ruolo preponderante infatti violerà qualsiasi regola per aiutare il suo vicino di casa a cui hanno rapito la figlia.

Di questo romanzo, ambientato in parte a Lucca, va evidenziata la quantità di luoghi comuni con cui l’autrice racconta l’Italia: la pasta fatta in casa, mamme apprensive e vestite di nero, i mercati rionali ecc.

Detto questo, è un romanzo perfetto da mettere in valigia per questo mese di agosto.

Un piccolo gesto crudele di Elisabeth George – Longanesi

 

 

 

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La piramide di fango

la piramide di fangoQuando Sellerio pubblica un nuovo romanzo di Camilleri con protagonista Montalbano, la domanda è sempre la stessa: ne varrà ancora la pena? L’autore riuscirà per l’ennesima volta a creare un plot convincente, con un protagonista ancora in grado di coinvolgere il suo pubblico?

La piramide di fango non delude, pur essendo sempre una variazione sul tema: il rapporto telefonico con Livia, le lotte intestine tra le famiglie mafiose della zona, Montalbano che invecchia, gli strafalcioni di Catarella, la mania dell’anagrafe di Fazio.

Un’ottima lettura di puro relax, come un aperitivo con gli amici di sempre che ti alleggerisce i pensieri e ti fa sentire a casa.

La piramide di fango di Andrea Camilleri – Sellerio editore

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Eureka Street

eureka streetBelfast 1994. Mesi precedenti e successivi il cessate il fuoco dell’IRA.
Eureka Street è la storia di due amici, delle vicende che li coinvolgono e della città di Belfast, o meglio delle migliaia di vite comuni e delle relative quotidianità di cui è fatta la città.

Chuckie, che vive in Eureka Street ed è l’unico protestante del suo gruppo di amici cattolici, è uno strampalato ciccione le cui più inverosimili aspirazioni si tramutano in realtà.
Jake è un duro rompi-ossa, grande picchiatore ma patologicamente romantico, capace di innamorarsi perdutamente ogni volta che mette piede fuori casa.

Le loro vicende proletarie, a metà tra il tragicomico e lo sgangherato, accompagnano il lettore mentre lo sfondo si fa strada verso il primo piano.

Quando infatti esplode una bomba in uno snack-bar McLiam Wilson dà prova di tutta la sua abilità, portando il lettore nello strazio delle vite spezzate con un coinvolgimento emotivo di rara intensità.

Avevano tutti una storia. Avrebbero dovuto diventare lunghi romanzi, splendide narrazioni di ottocento pagine e più…Che cos’era accaduto? Una cosa molto semplice: storia e politica erano giunte a un vicolo cieco. Un individuo, o forse più di uno, aveva stabilito che era necessario agire e alcune storie erano state troncate, abbreviate. Semplice. Le pagine che seguono risentono di tale perdita. Il testo è meno ricco, la città più piccola.”

La vita, poi, ricomincerà a scorrere e così, nonostante tutto il dolore ed il pianto, riprenderà la commedia quotidiana.

Eureka Street di Robert McLiam Wilson – Fazi Editore

 

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Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente

come diventare ricchi sfondati nell asia emergenteMohsin Hamid è ufficialmente uno dei miei scrittori preferiti.
Ho amato “Il fondamentalista riluttante”, ho trovato sorprendente “Come diventare ricchi sfondati nell’Asia emergente”.

Racconta dell’Asia emergente e forse del suo Pakistan, in bilico tra globalizzazione ed aspetti arcaici e violenti e lo fa non dal suo ufficio di New York, dove ha vissuto, ma dal Pakistan, dove è tornato, proprio come il suo fondamentalista riluttante, perchè, dice «Ho sempre pensato di farlo. Ma oggi le migrazioni non sono più unidirezionali. Non c’è più centro o periferia. Il mio ritorno fa parte di questo movimento».
Gli hanno chiesto se ne aveva necessità come scrittore «A New York stavo benissimo. Ma non posso scrivere dall’estero sul Pakistan. O almeno, non troppo a lungo. Devi viverci»

“Questo libro è un libro di autoaiuto. Il suo scopo, come dice il titolo, è mostrarti come diventare ricco sfondato nell’Asia emergente. E per far questo deve venirti a cercare, una mattina fredda e umida di rugiada, rannicchiato e tremante sulla terra battuta sotto la branda di tua madre.”

Dodici capitoli e altrettanti passi per sfondare nel mondo globalizzato, in una megalopoli preda del colossale inurbamento in cui si consumano sogni e incubi di milioni di persone, suggerimenti che diventano l’espediente per raccontare la vita del protagonista: 70 anni intensi, faticosi, che si concludono in realtà con un’altra, fondamentale domanda:
«Come diventare felici (nell’Asia emergente)? Come ritrovare se stessi alla fine del viaggio?»

Come diventare ricchi sfondati nell’asia emergente di Mohsin Hamid – Einaudi

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Il sogno di volare

il sogno di volareLucarelli scrive noir, scrive di misteri violenti e la rabbia del nuovo assassino di questo romanzo, il Cane, è quasi istintiva: è la rabbia di chi non ne può più e reagisce senza troppo pensare.

Quella in questione, poi, si scatena incontrollata e finisce per colpire dove può, quel che gli passa vicino o riesce a raggiungere, così che la sua finisce per essere una guerra tra poveri, disperata e assoluta.
Il racconto proposto da Lucarelli si accompagna ai versi della canzone “Il sogno di volare” del cantautore Andrea Buffa, cogliendo da essa spunti di riflessione sullo sfruttamento di manodopera in nero, le morti sul lavoro, i disagi degli immigrati.

Un po’ prevedibile nel plot, ma ben scritto.

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Ragazze di campagna

ragazze di campagna“Credo che fu in quel momento che iniziò quella fase della nostra vita che potremmo intitolare – Due sciocche ragazze di campagna alla conquista della grande città -. La gente ci fissava e poi guardava subito dall’altra parte, come se fossimo state nude o qualcosa del genere. Ma a noi non importava. Eravamo giovani e belle, o almeno eravamo convinte di esserlo.”

Ragazze di campagna di Edna O’Brien è un libro fatto con poco: due ragazze, la voglia di diventare grandi, la fuga dalla campagna alla città. Non ci sono colpi di scena, ma ogni parola, ogni aggettivo ogni frase sono così essenziali, che non si riesce mai a distrarsi neanche per due righe.

Quando uscì nel 1960 suscitò scandalo, parlava in modo troppo esplicito di sesso e, aggravante decisiva, da parte di ragazze molto giovani. C’era, addirittura, una scena di nudo, con la ragazza giovane che descrive l’anatomia del partner (più vecchio di lei e sposato) con parole forse insuperabili.
“L’avventura di Caithleen (la protagonista) è ancora fresca, nervosa, palpitante: i drammi e le tragedie della sua adolescenza rurale (il padre, violento e alcolizzato, la madre, vittima sacrificale), la piccola epopea della sua carriera studentesca (in un collegio di suore) e, infine, lo sbarco (come un personaggio di Balzac) a Dublino, la capitale da conquistare, la Babilonia da visitare. ”

L’arrivo in città cambierà le loro vite, non necessariamente in meglio.

Ragazze di campagna di Edna O’Brien – Elliot edizioni

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Mancarsi

mancarsi«Ci censuriamo continuamente per paura di deludere, offendere, restare soli. Non difendiamo i nostri pensieri e li svendiamo per poco o niente, barattandoli con la dose minima di quieto vivere che ci lascia in quella tollerabile infelicità che non capiamo nemmeno di cosa sia fatta, esattamente. Siamo piuttosto ignoranti in materia d’infelicità, soprattutto della nostra. È per via di questa reticenza che quando ritroviamo i nostri pensieri nei libri, sembra che ce li tolgano di bocca con tutte le parole. Allora li rivalutiamo. Ci viene voglia di riprenderceli, di difenderli. In un certo senso, cominciamo a parlare.»

Diego De Silva lo preferisco quando racconta di Vincenzo Malinconico, “Mancarsi” non so se è una storia d’amore, non so neanche se è una storia.
E’ quasi più un flusso di autocoscienza, con i limiti e le emozioni che questo comporta.

L’ho letto con urgenza e, secondo me, non doveva finire così.