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Non tutti i bastardi sono di Vienna

non tutti i bastardi sono di Vienna“Non tutti i bastardi sono di Vienna” dovrebbe essere letto nelle scuole, perchè la guerra è vera, perchè il freddo e la paura li percepisce anche il lettore, perchè un giovane diventa uomo, cercando di fare ciò che ritiene giusto.

Giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918, Caporetto. Gli austriaci arrivano al Piave. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal luogo della battaglia, viene requisita e diventa un comando nemico. La famiglia Spada si scopre, all’improvviso, ospite in casa propria.

La storia è raccontata in prima persona da Paolo, il più giovane della famiglia, un diciassettenne che in quell’ultimo anno della Grande Guerra decide da che parte stare . L’autore, utilizzando la narrazione in prima persona, infarcita di dialetto veneto, rende la lettura a tratti commuovente.

Paolo, iniziato alla vita adulta dalla Guerra, quando comincia a prendere coscienza di ciò che sta accadendo, dice “Il barone parlava la mia lingua e quei contadini no, impugnava la forchetta e sollevava il bicchiere come facevo io, e quei contadini no, aveva letto molti libri che avevo letto io, e quei contadini non sapevano leggere” descrivendo in questo modo un mondo che stava lasciando spazio ad un altro.

Ci sono tante donne forti in questo romanzo: una nonna matematica, che oppone al nemico lo stizzito silenzio del proprio disprezzo, una zia triste e passionale, c’è Teresa, una cuoca coriacea che in quell’anno di carestia sa, all’occorrenza, trasformare un ratto in un arrosto di coniglio, e sua figlia Loretta, graziosa ma di poco cervello, che per gelosia combinerà un guaio terribile.
E poi c’è Giulia, una giovane ricca, rossa, sfacciata, che fa innamorare al primo sguardo, protagonista di uno scandalo di cui tutto si sa e niente si dice.

E’ una lettura che appassiona e fa innamorare di questa gente, spingendo il lettore a divorare queste pagine. Gli ultimi due capitoli ho pianto come un bambino.

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