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Dieci Dicembre

dieci dicembre“Dieci Dicembre” è una raccolta di racconti che ha bisogno di pazienza e dedizione. E’ un libro disagevole, ma che ti striscia l’anima e da cui non riesci a proteggerti.

Saunders adotta per ogni racconto diversi registri e soluzioni formali, il lettore rimane così sempre spiazzato ed è costretto a “ri-sintonizzarsi” ogni volta che inizia un nuovo racconto.
Uno degli aspetti stupefacenti della sua scrittura è che in più di una storia, i protagonisti non sono definiti per nulla da quello che pensano, ma solo da quello che provano.

Il riassunto delle emozioni provate da me:

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Dieci Dicembre di George Saunders, Minimum Fax

 

 

 

 

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Non tutti i bastardi sono di Vienna

non tutti i bastardi sono di Vienna“Non tutti i bastardi sono di Vienna” dovrebbe essere letto nelle scuole, perchè la guerra è vera, perchè il freddo e la paura li percepisce anche il lettore, perchè un giovane diventa uomo, cercando di fare ciò che ritiene giusto.

Giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918, Caporetto. Gli austriaci arrivano al Piave. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal luogo della battaglia, viene requisita e diventa un comando nemico. La famiglia Spada si scopre, all’improvviso, ospite in casa propria.

La storia è raccontata in prima persona da Paolo, il più giovane della famiglia, un diciassettenne che in quell’ultimo anno della Grande Guerra decide da che parte stare . L’autore, utilizzando la narrazione in prima persona, infarcita di dialetto veneto, rende la lettura a tratti commuovente.

Paolo, iniziato alla vita adulta dalla Guerra, quando comincia a prendere coscienza di ciò che sta accadendo, dice “Il barone parlava la mia lingua e quei contadini no, impugnava la forchetta e sollevava il bicchiere come facevo io, e quei contadini no, aveva letto molti libri che avevo letto io, e quei contadini non sapevano leggere” descrivendo in questo modo un mondo che stava lasciando spazio ad un altro.

Ci sono tante donne forti in questo romanzo: una nonna matematica, che oppone al nemico lo stizzito silenzio del proprio disprezzo, una zia triste e passionale, c’è Teresa, una cuoca coriacea che in quell’anno di carestia sa, all’occorrenza, trasformare un ratto in un arrosto di coniglio, e sua figlia Loretta, graziosa ma di poco cervello, che per gelosia combinerà un guaio terribile.
E poi c’è Giulia, una giovane ricca, rossa, sfacciata, che fa innamorare al primo sguardo, protagonista di uno scandalo di cui tutto si sa e niente si dice.

E’ una lettura che appassiona e fa innamorare di questa gente, spingendo il lettore a divorare queste pagine. Gli ultimi due capitoli ho pianto come un bambino.

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Il desiderio di essere come tutti

il desiderio di essere come tuttiL’ho regalato a mio papà per il suo compleanno, perchè mio papà è stato comunista, perchè è diventato comunista in una famiglia fascista, perchè ha sofferto per l’evolversi della sinistra in Italia, perchè ha perso qualche sogno e spesso lo hanno illuso.

L’ha letto veloce, e gli è piaciuto.

L’ho letto anch’io, perchè sono nata da genitori comunisti, perchè sono cresciuta alle Feste dell’Unità, perchè ho abbracciato Nilde Iotti come se fosse una parente stretta alla Festa Nazionale a Bologna, perchè ho visto più volte la videocassetta dei funerali di Berlinguer, perchè a casa si leggeva solo l’Unità, perchè anche io quando Bertinotti ha fatto cadere il governo, non ho più votato Rifondazione.

L’ho letto veloce, e mi è piaciuto.

“Il desiderio di essere come tutti”, ma anche quella strana necessità di essere e sentirsi diversi/superiori a chi non la pensa come noi. E poi sempre quella domanda latente: “Si può essere felici mentre gli altri sono infelici?” Volendo però allo stesso tempo stare nel mondo con leggerezza, senza sentirsi in colpa, senza sempre per forza essere giusti, puri e perdenti.

Il mio obiettivo è di essere un po’ di più “Chesaramai”, una donna di una sana superficilaità: “e che sarà mai se Berlusconi ha vinto…la politica non finisce qui” e che nella vita familiare non drammatizza nemmeno quando il figlio getta sul pavimento la tazza del latte (“e che sarà mai…si pulisce e tutto torna come prima”).

“Il personaggio più potente è Chesaramai, la ragazza seduta per terra davanti alla tivù, mentre tutti guardano i risultati delle elezioni del 1994 e immaginano il baratro. Lei dice: va bene, che sarà mai?, tutti le si lanciano contro e a lui resta piantata in testa quella liberazione dal lutto, quella vitalità. Con Chesaramai accanto, Francesco Piccolo ha abbandonato il mito della purezza, ha scoperto un modo più vivo e coraggioso di stare al mondo, ha deciso che non si vuole salvare, ma che crede nella forza delle cose.”

Il desiderio di essere come tutti di Francesco Piccolo – Einaudi Editore

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La moglie

la-moglieJhumpa Lahiri, scrittrice americana di origini bengalesi, premio Pulitzer del 2000, è spietata nel raccontare quel che abbiamo dentro, con una scrittura acuminata, sottile e tagliente riuscendo però a scrivere, nonostante tutto, una libro gentile.

La storia è ambientata tra Calcutta e il Rhode Island e racconta di una famiglia, anzi di tre destini solitari dentro ad una storia familiare che copre quarant’anni, due continenti e i destini interi, completi, dei protagonisti. In mezzo ci sono gli anni di piombo indiani, simili ai nostri Settanta, dove poteva capitare di morire da ragazzi per una passione malintesa, con tutto quello che una morte giovane e drammatica porta in una famiglia. E c’è una figura difficilissima da raccontare: quella di una madre che non sa amare la figlia.

Jhumpa Lahiri, silenziosamente e con pacatezza, segue queste tre storie senza giudicare nessuno, stando sempre un passo indietro rispetto ai suoi personaggi.

La moglie di Jhumpa Lahiri – Guanda

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La bellezza delle cose fragili

La-bellezza-delle-cose-fragiliIl libro è bello, la scrittura è scorrevole, le emozioni forti.
Sceneggiatura perfetta per un film.
Il personaggio che ho preferito è Fola, donna forte, come molte, che è costretta a far fronte a testa bassa all’incapacità di un uomo, il suo, di reagire ad un suo (di lui) fallimento.
Fola mette da parte sé stessa, lotta e poi perde, tutto, come spesso accade alle donne. Riesce però a farlo con dignità e persino con rispetto di sé stessa, entrambi atteggiamenti non pervenuti nel protagonista maschile.

“Adesso fissa le cose che brillano, catturato da tanta bellezza, e sa quello che già sapeva tanti inverni fa: quando ci si trova davanti a qualcosa di fragile e perfetto in un mondo che è brutto, terribile e crudele, conviene non dare nomi. Meglio fingere che la cosa non esista”

La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi – Einaudi

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L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio

MurakamiL’ultimo libro di Murakami, L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio, ricorda in alcuni momenti Norwegian Wood e forse questo è uno dei motivi per cui non mi è piaciuto molto, come non mi piacque granchè il libro che portò al successo Murakami .

Come sempre l’autore mi rapisce con particolari perfetti:
– la musica struggente che fa da sottofondo al viaggio di Tazaki Tsukuru: il brano si chiama Le mal du pays di Franz Liszt, l’interpretazione di Alfred Brendel nella raccolta Anni di pellegrinaggio, prima suite Première année: Suisse.
“Grosso modo significa “nostalgia di casa”, o “malinconia”, ma se vuoi una definizione più precisa potrebbe essere “la tristezza senza ragione che il paesaggio infonde nel cuore degli uomini”. Farne una traduzione esatta è difficile.” (p.47)

– oppure la scelta dei nomi dei protagonisti:
“- Mi chiamo Tazaki Tsukuru.
– Tsukuru come il verbo che significa fabbricare?
– Si, esatto. ” (p.193)

Nonostante questi dettagli che mi confermano l’attenzione e la cura dell’autore, quest’ultimo romanzo non mi ha affascinato né coinvolto come altri suoi lavori.

L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Murakami Haruki – Eianudi

 

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La sardegna che non visitereste mai

nuraghebeachQuest’anno sono stata nel Sulcis, Sardegna e ho scoperto un luogo diverso: una terra ruvida e nascosta, selvaggia e poco frequentata. Boschi e campi, pecore e cavalli, luce fortissima.
Tratalias, Santadi, San Pietro, Sant’Antioco, Teulada e le basi militari, Iglesias con il bar dei cacciatori, la birra Ichnusa, il filu ‘e ferru’, Nebida e il vento.

Al rientro ho letto “NuraGhe Beach – La Sardegna che non visitereste mai” di Flavio Soriga, una non-guida che racconta proprio di quella Sardegna che non ti aspetti: campagna, quella campidanese, i silenzi delle chiese, il mare di Chia, il vino Carignano del Sulcis. Uomini, pochi. Storie, moltissime.
Un “angolo di fine del mondo” dove andare.

«Se uno volesse capire – spiega Soriga – cos’è la Sardegna oggi, aldilà dell’estate e delle vacanze organizzate, dei cori a tenore e dei nuraghe, delle fiabe e delle leggende, che cos’è la vita normale per la stragrande maggioranza di chi abita permanentemente nell’isola del Mediterraneo chiamata Sardegna, se uno volesse capirlo davvero, dovrebbe prendere la macchina e guidare da Cagliari, viale Marconi a Quartu Sant’Elena, poi tornare indietro passando per Quartucciu, Selargius, Monserrato, Pirri. Un simile giro in automobile, nell’enorme, sterminata periferia cagliaritana, con il tipico continuo alternarsi di casette ingrandite e palazzetti non finiti, centri commerciali, orti abbandonati, capannoni malandati e scintillanti villette a schiera, multisala e parcheggi, centri storici campidanesi e palazzi di edilizia popolare, un simile giro in auto sarebbe il modo migliore per capire questa terra, il regno di Marco Carta, dove «Amici» è la Bibbia, la De Filippi è la madre nostra che dà senso al giorno che arriva, dove Dimensione Danza non è una marca, ma una scelta di vita».

Il Sulcis è bellissimo, ho dormito in posti speciali: Is Concais a Tratalias e il B&B Nuraximannu a Santadi e ho mangiato dove il cibo ha valore: La grotta del Tesoro sempre a Santadi e Da Silvana appena prima di Sant’Antioco.
Il vino, il formaggio, le seadas e i malloreddus alla campidanese hanno accompagnato un mare da ricordare, insieme al vento, ai colori, alle miniere e ai falchi della regina.